Osmosi dello scafo: cos’è, come prevenire e come curare

osmosi della barca e della vetroresina

L’osmosi della barca, lo spauracchio degli armatori, è un fenomeno diffuso che può essere molto dannoso, ma calma, poiché la si può combattere e facilmente vincere. Vediamo prima di capire esattamente che cos’è l’osmosi in barca, come si forma e quindi trovare i rimedi per curare la “pancia” ammalata della nostra “creatura”.

 

Come nasce l’osmosi della barca

Tutte le materie di origine organica assorbono acqua; questo fenomeno può essere rallentato ma non eliminato. Il gel-coat, una resina poliestere che viene usata per proteggere lo scafo dagli agenti atmosferici, chimici, dall’acqua e per dare una gradevole finitura estetica, si comporta come una membrana semi-permeabile. Ha così origine in barca il fenomeno dell’osmosi: termine che deriva dal greco e vuol dire “spinta”.
L’acqua attraversa lo strato di gel-coat e riempie i vuoti interstiziali che si sono inevitabilmente formati durante la lavorazione della vetroresina. Piano piano si formano delle bolle che aumentano di volume, poiché continuano ad assorbire l’umidità che s’infiltra.

 

Diagnosticare l’osmosi della vetroresina

La pressione delle bolle sul lato interno del gel-coat a contatto con la vetroresina può arrivare a diverse atmosfere e provocare la caratteristica delaminazione della superficie. Questo causa la formazione di uno strato ruvido, che viene comunemente detto a “buccia d’arancio”.  La spinta può portare a un’autentica esplosione e formazione di crateri delle dimensioni che vanno da pochi millimetri a qualche centimetro. Per questo il metodo migliore per diagnosticare se la vostra barca è affetta dall’osmosi è l’osservazione diretta. Occorrerà rimuovere il gel-coat, mediante abrasione, dove sembra esistere un rigonfiamento o la formazione di bolle. Se il “morbo” in atto è in una fase avanzata compariranno immediatamente delle cavità che saranno ben visibili a occhio nudo.

 

Cura dell’osmosi della barca

Non disperatevi, c’è molto da lavorare ma con i moderni preparati il risultato è praticamente certo: guarirà!
L’intervento inizia con l’asportazione delle vernici protettive e del gel-coat in corrispondenza delle vesciche che si sono formate, utilizzando una sabbiatura fine. Poi si provvede a risciacquare più volte usando l’acqua dolce e , se possibile, impiegando un getto a forte pressione per facilitare la pulizia delle superfici rovinate.
Fatto ciò è necessario che lo scafo si asciughi perfettamente cercando di esporre l’imbarcazione in una zona soleggiata e ventilata per un periodo abbastanza lungo, non meno di due mesi.

 

La prevenzione dell’osmosi della vetroresina

Quando sarete certi che l’essiccazione è completata, si inizierà ad applicare a pennello il primer epossidico. Poi si stuccheranno i crateri con un preparato bicomponente, compatibile con il primer, cercando di riempire ogni cavità. Un accurato carteggio predisporrà la superficie per l’applicazione di diverse mani di un sottofondo epossidico bicomponente ad alto spessore, che vi dovrà garantire sia l’aderenza sia l’impermeabilità. Solo dopo che avrete completati tutti questi lavori, per concludere il ciclo e rimettere con piena sicurezza in acqua la convalescente vostra “creatura”, potrà essere effettuato il normale trattamento con l’antivegetativa.

Ci sono in commercio circa una decina di marchi di colorifici consigliabili: personalmente mi oriento verso quelli che forniscono, insieme al prodotto, un materiale informativo ampio e soprattutto comprensibile. Ritengo che chi sia capace d’informare esaurientemente gli altri su ciò che fa ha le idee più chiare su ciò che produce. E poi,se così non fosse, come potrei trasmettervi tutta questa scienza? 

Buon vento… e buon lavoro!

 

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