Conoscere i venti e la rosa dei venti

Viene ammirato e ritenuto uno-che-sa colui che, scrutando il cielo, osa pronosticare agli altri il tempo che farà. “Certamente girerà in bora” oppure “nel pomeriggio soffierà da maestro” o meglio ancora chi, sorprendendo tutti, avverte che “arriverà un neverin …”.
“Conoscere i venti” è il titolo frequente di molte pubblicazioni nautiche importanti o anche di piccoli manualetti creati apposta per i diportisti. Nelle pagine dedicate a queste trattazioni – che sono ad esempio più di cento nel corso dei Glénans – ci si limita alle linee generali poiché è impossibile disegnare e descrivere tutte le situazioni locali che differenziano una tratto di costa da un altro anche immediatamente vicino.
Dalle nostre parti sappiamo bene in quanti modi diversi possa soffiare la bora: a Barcola, davanti a Grado, a Lignano, oppure prima o dopo Punta Salvore, o nel famigerato Quarnaro.
Ciascun navigante deve tuttavia possedere una base di conoscenza generale su cui saprà poi inserire le particolarità che caratterizzano il microsistema in cui si viene a trovare con la propria barca.
Egli dovrà sapere che lo scirocco, il cui inizio precede di 12- 24 ore una perturbazione, non solo proviene da SE, ma soprattutto può avere un’intensità media di 15-20 nodi, che invece vi assicuro li supera abbondantemente quando s’incanala fra le isole della Dalmazia e, denominato yugo, questo vento viene temuto ancor più della bora. Il libeccio, che soffia da SW, è quasi sempre violento con raffiche che arrivano fino a 40 nodi e solleva il mare soprattutto sulle coste occidentali italiane dov’è temuto moltissimo dai diportisti.
Il maestrale da NW e la tramontana da N sono entrambi venti freddi e si presentano in circostanze diverse: il primo accompagna le perturbazioni ed è quindi associato a cielo coperto con sistemi cumuliformi, mentre il secondo soffia al termine di una depressione e si presenta quindi con il cielo sereno e terso.
Arrivati a questo punto della rosa dei venti, i saggisti nautici presentano il solito fritto misto in cui mescolano la nostra mitica bora con il grecale, liquidando l’argomento con una banale localizzazione, per cui il grecale adriatico diviene bora.
Troppo facile. I nostri dirimpettai, precisamente gli istriani, custodi autentici delle raffiche, che possono superare i 60 – 70 nodi d’intensità, pongono la bora, quella vera, a ENE e indicano il borin, una bora un po’ bastarda, ma meno forte, proveniente da NNE. Forse che dopo questa sottile distinzione debbo dar ragione ai deprecati saggisti nautici che appunto mediano la direzione della bora, sovrapponendola al grecale, cioè indicandola con la provenienza da NE.
Ritorniamo quindi alle denominazioni indigene di venti intermedi come il garbin, collocato da molti a WSW o il temibile neverin che arriva impetuoso tra WNW e NNW spazza, urla e si spegne dopo poco più di mezz’ora.
Queste denominazioni dialettali tendono a confondere e cancellano l’immagine storica più accreditata per aiutare chi a mala pena vuol mettere in memoria l’abbinamento tra i nomi e le direzioni dei venti.
La leggenda vuole che la “rosa dei venti” venisse posta nel mezzo del Mediterraneo, a Malta per intenderci, per cui il libeccio (SW) proveniva dalla Libia, lo scirocco (SE) dalla Siria, il greco (E) dalla Grecia, la tra-montana (N) ovviamente dai monti e infine il maestrale (NW) da Roma, alias “magistra mundi “.
Un giochetto mnemonico che da molti secoli aiuta i marinai a disegnare nella nostra mente la direzione dei principali venti.
Tornando a parlare di venti e della loro intensità non dobbiamo dimenticare un fenomeno che distingue la forza esercitata da un vento, rispetto la distanza percorsa. E’ il così detto fetch: il cammino che il vento o un’onda possono percorrere prima d’incontrare ostacoli che impediscano o deviino il loro avanzamento. Le immense onde che arrivano in fondo al Quarnaro sono l’effetto evidente di un prolungato fetch della bora che s’incanala da Fiume fin giù nell’ampio sbocco in Adriatico tra la punta dell’ Istria e le isole di Unje e di Sansego.
Per misurare gli effetti del vento e dare una descrizione internazionale comprensibile ovunque viene comunemente usata la scala Beaufort, una tabella graduata da 0 a 12 per descrivere la situazione in cui ci si può trovare in mare aperto oppure anche in terraferma.
Esiste una regola fondamentale per i velisti che dice: se il vento rinforza e ti domandi se sia opportuno ridurre la vela, non esitare, fallo subito poiché mentre pensi è già troppo tardi.
Buon vento? Per questa volta sarà meglio augurare: miglior vento.

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