A che cosa serve la patente nautica

Blog Adria Ship

Potevo concludere il titolo con il punto interrogativo o con quello esclamativo e non sarebbe cambiato nulla.
Quando vedi certe manovre di ormeggio oppure assisti a corse sfrenate di barche a motore in acque interne o (maledetti) che sfrecciano a prua di una barca a vela che tenta di mantenere a segno le vele con appena 6 nodi di vento, griderai “chi ti ha dato la patente !!!”
E già sbagli perché per condurre un’imbarcazione lunga più di 10 metri o più piccola ma con un motore superiore a 40,8 cv, oppure per superare le 6 miglia dalla costa o andare oltre anche le 12 miglia, oppure per praticare lo sci nautico, oppure, oppure, oppure per altri bizantinismi italici … bisogna conseguire “l’abilitazione al comando per imbarcazioni da diporto“.
Ho semplificato tralasciando le tipologie di motore e non ho specificato bene la patente entro le 12 ed oltre le 12 miglia, ma potete andare in internet e trovate tutto ciò che volete sapere.
A me interessa dimostrare che l’abilitazione alla conduzione ecc., alias patente nautica, non serve un fico secco!
Se poi, navigando nel web per rintracciare i particolari che ho omesso, vi imbattete nelle pubblicità di “Patente nautica in pochi giorni“, “E’ possibile conseguirla in 16 ore“ eccetera, troverete anche gli echi di cronaca delle “patenti nautiche vendute“ o altre “patenti facili“.

Il famoso pezzo di carta . . . che è diventato di plastica

“Ho la patente nautica“ esclama, con mal celato orgoglio, chi si copre il capo con “quel” tipo di copricapo e può permettersi di gridare di tutto alla moglie che lo aiuta nell’ormeggio o insultare l’incauto ospite che cerca di darsi da fare per aiutare la manovra.
La regola per questo tipo di patentato è la seguente: se tutto fila liscio lui è il super capitano comandante, se ci saranno pasticci o perfino danni la colpa sarà (a scelta) del motore che non tiene il minimo, dell’elica indifferentemente destrorsa o sinistrorsa, del colpo di vento inaspettato, della corrente di marea e comunque NON SUA.
Gli inglesi hanno risolto il problema con una chiara linea di demarcazione: se navighi per conto tuo per diletto, per diporto o de plaisance, sono affari tuoi e non ti serve nulla. Se lo fai per professione (e quindi porti in giro estranei che ti pagano) allora devi farti un mazzo e ottenere lo Yacht Master rilasciato dal Royal Yachting Association che ti farà sudare sempre di più se non ti accontenti del primo livello (costal) ma vuoi il secondo (offshore) oppure hai grandi ambizioni e aspiri al massimo (Ocean). Se superi tutti gli esami e le qualificazione sei un vero comandante alt rimenti navighi da solo o con la tua famiglia (esattamente con fanno tutti in Italia), ma se desideri apprendere l’arte marinara ti iscriverai a dei corsi volontari e quindi ci metterai tutto l’impegno e pagherai per acquisire conoscenze utili che quel pezzo di plastica, non gratuito, non ti garantisce affatto.

La patente facile al minor costo possibile

Ecco il miglior obiettivo da conseguire se si è deciso di avere una imbarcazione che necessita dell’abilitazione oppure per effettuare delle traversate oltre il limite esente e dopo, immediatamente dopo, cercare una “scuola di marineria” seria. Scoprirete che non importa sapere a memoria i segnali luminosi notturni che nessuno più ricorda (c’è ovunque il prontuario da consultare all’occorrenza) mentre l’istruttore di Caprera o dei Glenans vi insegnerà a navigare, a interpretare il meteo, a recuperare un uomo a mare, a ridurre tempestivamente la tela a riva, a creare una life line quando affronterete una navigazione notturna o comunque più impegnativa e a ormeggiare la vostra barca assicurandola con gli spring che nessuna scuola per patenti ha mai insegnato. Sapere usare il “grippiale“ o dove si allaccia la cima se ci si ferma in un campo boe. Sono dell’opinione che i 700 o i 1000 euro spesi per avere la patente, sarebbero più proficui se volontariamente fossero destinati a un centro di addestramento marinaro e poi fossero penalizzati severamente coloro che non rispettano i limiti e anche il “galateo“ nautico compresa la richiesta di soccorso per non aver fatto un adeguato bunkeraggio in rapporto alla navigazione preventivata. A proposito è giusto sapere tracciare e calcolare una rotta anche se tutti hanno il GPS, però la fiscalità degli esaminatori, che pretendono il risultato espresso in gradi, primi e secondi è assurdo per i diportisti che usano bussole con scansioni ogni 5 gradi. Pignolerie bizantine al limite dell’assurdo. Buon vento.

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