Fulmine a bordo: come evitarlo e come limitarne gli eventuali i danni

Prevenire fulmini a bordo in barca a vela

Tra i rischi di quando si naviga c’è anche quello di incappare in un temporale e alle sue scariche elettriche. Tutti i consigli per mettere in sicurezza la barca, salvando persone e cose

Certe immagini sono belle solo nei film. E a volte neppure in quelli. Quella di un fulmine a bordo, per esempio, sarebbe meglio non si trasformasse mai in realtà. Eppure anche ai velisti più esperti può capitare di incappare in un temporale. Un attimo prima la giornata era splendida, quello dopo il sole si spegne e si accendono i lampi. Poi, certo, la tecnologia moderna viene in soccorso anche di quanti non sanno leggere il cielo e il vento – soggetti peraltro rari tra chi va per mare – ma non sempre è possibile veleggiare solo in perfette condizioni meteo. Detto questo, il primo consiglio è quello di affidarsi al buon senso: cambiate rotta se app, radio, tuoni e lampi in lontananza vi indicano che il temporale si sta avvicinando ed evitate di andargli incontro se gli stessi mezzi – tecnologici o empirici – a vostra disposizione ve lo stanno segnalando. Messi al riparo dall’autosabotaggio, possiamo parlare di quando, il temporale, non siamo proprio riusciti a scansarlo. Anche in questo caso, è possibile mettersi al riparo. O, perlomeno, evitare che barca e persone subiscano danni.

L’albero fa da parafulmine?

Trovarsi in mezzo a un temporale e beccarsi un fulmine è una eventualità rara ma tuttavia da tenere in considerazione, dato che la scarica elettrica tenderà a colpire la struttura più alta che si trova nei paraggi. Quindi, l’albero della nostra barca, trasformato in quel momento in una sorta di parafulmine. Nella sua ricerca di una via per scaricarsi verso il mare, il fulmine cerca infatti la via con minore resistenza elettrica, trovandola appunto nel punto più elevato in circolazione. Quindi, se ci siamo solo noi, nell’albero della nostra barca.

Come evitare che il fulmine colpisca la barca?

Se il temporale non siamo proprio riusciti a evitarlo, il modo più efficace per ridurre le probabilità che il fulmine ci colpisca è di non trovarci al largo. Se in un raggio di centinaia di metri ci siamo solo noi, esistono buone probabilità di risultare la vittima predestinata. Se invece ci troviamo nelle vicinanze di altre barche o, se in prossimità della terra, di edifici o di alberi più alti, la percentuale di esserne vittima si riduce, dato che la scarica elettrica avrà altri punti dove scaricarsi.

Che cosa succede se ci colpisce un fulmine?

Se nonostante la “concorrenza” il fulmine ha colpito solo noi – o, trovandoci al largo, eravamo gli unici in lizza – non tutto è, comunque, perduto. Parliamo di una eventualità poco augurabile, ma comunque non drammatica. Soprattutto se la nostra è una imbarcazione mediamente nuova. Le barche moderne guidano infatti il fulmine attraverso un percorso preferenziale, studiato per proteggere le persone a bordo e l’elettronica di navigazione.
Il sistema di dissipazione

Abbiamo già detto che l’albero funziona come un parafulmine, quindi attira sì la carica elettrica, ma ne consente anche la deviazione. Obiettivo del fulmine è infatti quello di andare verso terra – nel nostro caso verso il mare – e per farlo trova nell’albero la via più facile, quella cioè con minore resistenza. Perché nel percorso tanta energia non faccia danni è necessario che non vaghi per la barca colpendone la struttura e le dotazioni elettriche e tecnologiche, ma trovi invece una veloce via di uscita. Questa via privilegiata è costituita dalla cosiddetta messa a terra, sistema di dissipazione che funziona come una sorta di autostrada di rame o alluminio che canalizza l’elettricità lungo l’albero, scende attraverso un cavo di grande sezione e viene quindi espulsa in mare.

L’importanza di controllare la messa a terra

Se la messa a terra non è efficiente – come quando i cavi sono troppo piccoli o i contatti sono ossidati – l’elettricità può accumularsi e prendere di mira un altro oggetto conduttore, come può essere un apparato elettronico o addirittura un membro dell’equipaggio. Per evitare un simile pericolo è fondamentale controllare periodicamente il buono stato di ciascun elemento in gioco.

Occhio all’ossidazione!

A causa della salsedine, i collegamenti tra l’albero e i cavi di massa possono ossidarsi, aumentando la resistenza. Dato che un impianto ossidato è quasi pari a un impianto inesistente, nei check annuali è tassativo controllare che i grossi cavi elettrici che partono dalla base dell’albero siano ben saldi e puliti. Oltre al cavo, è fondamentale verificare che anche i bulloni della chiglia se la passino bene. Verificate che siano ben serrati e che non ci sia anche qui ossidazione, riconoscibile come una polverina bianca o verdastra. Fungendo da isolante, questa potrebbe portare il fulmine di andare altrove anziché seguire il cavo.

Treccia e collegamenti alle sartie

Anche le lande delle sartie potrebbero essere collegate alla massa, ossia con la piastra metallica posta sotto lo scafo, a contatto con l’acqua, che consente la dissipazione dell’elettricità. Per evitare che non ci siano pericolosi cambiamenti di percorso, ispezionate i gavoni o i punti interni dove le lande sono imbullonate. Assicurati che i cavi di collegamento siano integri e che i punti di contatto siano puliti e brillanti. Se il cavo è annerito o sembra cotto, sostituitelo.

Quali danni può provocare un fulmine a bordo?

La presenza e l’efficienza della messa a terra sono di grande aiuto nell’evitare grossi danni alla barca, ma va comunque messo in conto che una tale scarica di Volt danneggi comunque sia l’impianto elettrico sia le dotazioni tecnologiche di bordo. Anche se il fulmine viene scaricato correttamente in mare, infatti, il fortissimo campo elettromagnetico generato può causare danni ai sistemi digitali. In particolare, i cavi che corrono lungo l’albero possono subire un picco di tensione che brucia i circuiti degli strumenti multifunzione o della radio VHF. Può inoltre verificarsi un blackout temporaneo. Molti sistemi moderni sono infatti dotati di scaricatori di sovratensione che intervengono isolando i circuiti. Questo significa che gli schermi potrebbero spegnersi e che andranno poi riavviati. Infine, Il forte campo magnetico potrebbe anche temporaneamente mandare in tilt le bussole elettroniche: dovrete ricalibrarle o ricorrere alla bussola magnetica tradizionale.

E se la messa a terra fa cilecca?

Nel caso remoto in cui la messa a terra non svolga il suo dovere la scarica del fulmine non incanalata può saltare verso l’impianto elettrico di bordo, verso il motore o, peggio ancora, verso una persona che si trova troppo vicina a una parte metallica. Può accadere anche che il fulmine usi i bulloni che tengono la chiglia per scaricarsi. In tal caso l’enorme calore generato potrebbe bruciare la resina intorno ai bulloni o creare micro-fessure nel punto di giunzione tra chiglia e scafo. Passando ai danni più evidenti e sentiti, in assenza di una messa a terra che dreni l’elettricità statica e la sovratensione l’intero impianto elettrico viene investito dalla scarica. A questo punto il problema non è un semplice blackout, dato che a saltare non sarebbero solo i sensori sul tetto ma brucerebbero fisicamente gli stessi cablaggi all’interno delle canaline e l’intero impianto elettrico andrebbe poi sostituito.

Come evitare i rischi di un fulmine a bordo?

Da quanto detto fin qui risulta evidente quanto per evitare i danni provocati da un fulmine a bordo sia fondamentale controllare che la messa a terra sia in perfette condizioni. Fondamentale è poi che tale sistema sia funzionante anche quando non stiamo navigando: non mancano purtroppo casi – oggettivamente sfortunati – di barche colpite da un fulmine anche quando si trovavano a terra, con il fulmine attirato dalla posizione alta data loro dall’invaso.

Accendere il motore

Visto che l’impianto elettrico della barca è il tra i primi a poter subire gli effetti nefasti di un eventuale fulmine, se vi trovate ad affrontare un temporale il primo consiglio è quello di accendere il motore. Nel malaugurato caso che l’impianto elettrico fosse colpito rischiereste infatti poi di non poterlo più mettere in funzione, ritrovandovi costretti a rientrare unicamente a vela quando non a traino.

Elettronica e gabbia di Faraday

Altro accorgimento da seguire in caso di temporale è quello di spegnere tutta la parte elettronica non strettamente necessaria. In questo modo limiterete la possibilità che l’eventuale scarica elettrica del fulmine vada a uccidere uno strumento. Per quanto riguarda poi i piccoli device, dal telefono al tablet o il computer portatile, un consiglio che torna sempre utile è quello di riporli nel forno della cucina (ovviamente spento!) che funzionerà da gabbia di Faraday. Secondo il principio che ne giustifica l’efficacia, quando un conduttore cavo viene colpito da una scarica elettrica, questa si distribuisce sulla superficie esterna senza penetrare all’interno.

La prudenza non è mai troppa

Per scongiurare comunque ogni genere di rischio, all’avvicinarsi del temporale sarà comunque una buona idea annotare la posizione in cui vi trovate e comunicarla a terra. Passando infine all’incolumità personale, l’accorgimento più importante è anche quello apparentemente più scontato: non toccate e non fate toccare a nessuno né l’albero né alcuna altra parte della barca in metallo. Se un fulmine dovesse scegliere proprio la vostra imbarcazione, non rischiereste così di diventare a vostra volta conduttori della sua energia.

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