Catamarano o barca a vela

Scherzi a parte, un catamarano È una barca a vela. Soltanto è una barca a vela… diversa. Molto diversa. Così diversa che sono diversi i motivi che ne hanno decretato il successo nel tempo, nonostante gli immancabili detrattori. 
Il catamarano, abbreviato amichevolmente in cat, di base è una barca con due scafi. È parte della famiglia dei multiscafi, ovvero tutte quelle cose che vanno in acqua con più di uno scafo. Ne sono parte anche i trimarani, che di scafi ne hanno tre, e i proa, che di scafi ne hanno due, ma asimmetrici, tipo le piroghe, da cui nascono.

 

Da un punto di possibilità di incontro da parte del diportista: crocerista, sportivo o persino casuale, come chi va a vela per la prima volta nella vita al villaggio turistico, i catamarani, sono i più comuni. Il motivo è perché hanno due scafi (e meno male ve l’ho detto io sennò non ci sareste mai arrivati, eh?!). Ciò li rende molto più larghi e molto più stabili di un’equivalente monoscafo della stessa lunghezza. E questo è ciò che piace sia a chi pensa ai catamarani sportivi sia a chi pensa a quelli da crociera. Tuttavia la larghezza è sfrutta in modo differente dalle due tribù. I primi apprezzano ciò che la larghezza garantisce in termini di prestazioni.

 

Una barca più larga è più stabile e a parità di lunghezza può mandare a riva più tela di una più stretta. Tanto per dare un’ idea: Il glorioso FD, il Flying Dutchman, è lungo 6,05 metri ed è largo 1,70 metri; pesa 165 kg e manda a riva 18,6 metri quadrati di tela (cui si aggiungono 21 metri di spinnaker). Un catamarano Nacra 20, lungo 6,20 metri e largo 3,20 metri pesa 182 kg e issa 26,06 metri quadrati di vele bianche più 27,66 metri di gennaker. E già questo dà un’idea. 

 

Oltre a ciò, c’è una grossa riduzione dei volumi immersi ovvero degli attriti. A pari lunghezza, le carene dei multi sono molto più strette di quella di un mono, perché la stabilità laterale, è garantita anche dallo scafo gemello molto distante. Spesso non hanno neanche bisogno della deriva, sempre a vantaggio della idrodinamicità, anche se aggiungono un timone in più.

 

Nota: i catamarani navigano sempre in dislocamento, a meno che non siano spinti da un’onda in poppa: un monoscafo leggero (e dalle forme adatte) se c’è abbastanza vento plana senza problemi. Tuttavia i cat dislocano meno, spostano meno acqua e sono più potenti, quindi, vanno più forte.

 

Quando, dagli Anni 70, apparvero sulle spiagge in maniera diffusa i puristi delle derive tradizionali li bollavano come: roba per chi non sa andare davvero a vela. Negli Anni 80 e 90 chi regatava con gli allora diffusissimi Hobie Cat 16 era considerato dai cugini monoscafisti al massimo un windsurfista evoluto, ma non un velista. Per chi non ha vissuto quegli anni, il windsurfista era considerato dai velisti una specie di anello mancante tra il velista e il campagnolo: uno che va in mare col vento, ma non ci capisce nulla (tranquilli, oggi la stesa cosa la pensano i windsurfisti di chi va in kite. I velisti li detestano e basta senza neanche bisogno di etichettarli). Oggi i catamarani, sportivi spopolano, sono stimatissimi dai velisti “veri” che cercano un posto alle olimpiadi sui Nacra 17 e hanno disputato anche la Coppa America. È vero non erano vergini, c’era stata quella buffonata dell’edizione del 1988, quando il cat da 40’ Stars and Stripes timonato da Dennis Conner, riportò -dopo averla persa dopo 132 anni- la Vecchia Brocca, negli Stati Uniti, battendo per 2 a 0 il 120’ New Zealand KZ1. Questo per dare un’idea di quanto un multiscafo cammini più di un monoscafo (anche senza stare a guardare i record oceanici).

 

Lo svantaggio di tanta larghezza è una peggiore manovrabilità: i cat virano con molta più fatica dei monoscafi, ma nulla che non si possa imparare a gestire. Il diportista occasionale o il neofita, apprezzerà comunque la buona velocità e l’estrema stabilità di un catamarano da spiaggia non troppo tirato, tanto da renderlo perfetto come barca scuola o da villaggio turistico, appunto.
Chi va in crociera, invece, della larghezza del catamarano apprezza soprattutto gli spazi che garantisce. La sovrastruttura tra i due scafi ha delle superfici utili che si ritrovano su monoscafi lunghi il doppio. Poi sono molto luminosi, data la posizione della tuga, sopraelevata e libera dalle murate per tutta l’altezza. Stesso discorso per la vita all’aperto: che sia a rete o in vetroresina e quando vi ricapita su una barca normale un triangolo di prua di queste dimensioni. I cat da crociera di recente generazione hanno poi trovato il sistema per allargare la zona notte, inizialmente un po’ più sacrificata dell’omologo spazio su un monoscafo perché inserita in scafi stretti.

 

È ormai molto frequente vedere cat con lo scafo che rimane stretto in carena, mentre si allarga solo nell’opera morta, a vantaggio dell’abitabilità, ma senza influire sui volumi immersi. La stabilità, poi non è neanche confrontabile: i cat da crociera NON sbandano, quindi che navighiate con 10 o con 20 nodi il vostro Martini (ma anche la vostra birra, se vi sentite più Joe Cocker che James Bond) rimarrà sempre sul tavolo della dinette o del pozzetto. Non basta, perché sempre più di frequente il timoniere è posizionato su una sorta di fly bridge, quando addirittura non c’è un vero e proprio ponte sopraelevato, un’amenità (una delle poche, per molti l’unica) che molti velisti invidiavano ai motoscafari, anzi a quelli con il ferro da stiro.

 

I contro? Uno è proprio nella larghezza, ma solo quando si sta fermi, in banchina. Incide sul prezzo del posto barca, anche se oggi molti porti hanno tariffe convenzionate e spesso non chiedono più il doppio, ma una volta e mezzo il prezzo richiesto a un equivalente monoscafo. L’altro è nelle prestazioni veliche e nel feeling in navigazione: i cat da crociera, salvo alcuni casi, non hanno lo stesso sprint né la stessa reattività di un monoscafo della stessa lunghezza. Per chi ama passare ore al timone e preferisce la regolazione di un punto di scotta rispetto alla comodità della dinette non c’è neanche da parlarne, scafo singolo tutta la vita. Ma per tutti gli altri… perché non provate a charterizzarne uno un weekend?

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